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Baronissi, morto in carcere a 76 anni il capo clan Antonio Forte: stava scontando due condanne all’ergastolo Provincia Provincia e Regione zonarcs 

Baronissi, morto in carcere a 76 anni il capo clan Antonio Forte: stava scontando due condanne all’ergastolo



È morto a 76 anni Antonio Forte, per un trentennio a capo dell’omonimo clan camorristico di Baronissi. Il decesso è avvenuto mercoledì scorso nel carcere di Secondigliano, dove l’ex boss stava scontando due condanne all’ergastolo.

Da Cutolo ad Alfieri: l’”imprenditore camorrista” Negli anni Ottanta, Forte aderì alla Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo, per il quale curò anche la latitanza della sorella Rosetta. Successivamente, durante un periodo di detenzione nel carcere di Fuorni, fu tra gli artefici della dissociazione che lo portò a confluire nella Nuova Famiglia di Carmine Alfieri. Legato al criminale napoletano Angelo Visciano (noto come “o’ capraro”) e affiliato persino alla ‘ndrangheta, Forte amava definirsi un “imprenditore camorrista” e non un “camorrista imprenditore”, per evidenziare le sue spiccate capacità negli affari. Lo scrive la Città.

Gli appalti a Baronissi e il finto pentimento Tornato sul territorio negli anni Novanta dopo una prima condanna per associazione per delinquere, venne nuovamente arrestato per la sua adesione alla Nuova Famiglia. Pochi anni dopo, tornato in libertà, riuscì a gestire una serie di lavori pubblici a Baronissi attraverso un sistema di subappalti mascherati. Questa vicenda giudiziaria si concluse con la condanna di Forte e di altri imputati, mentre l’allora sindaco Giovanni Moscatiello fu assolto. Divenuto collaboratore di giustizia, a Forte fu tuttavia negato il programma di protezione poiché aveva nascosto la sua responsabilità in tre omicidi.

I tre omicidi scoperti dal pm Centore A fare luce sui delitti irrisolti fu l’allora pm della Dda di Salerno, Antonio Centore. Le indagini del magistrato accertarono che:

  • Nel 1983 Forte aveva ordinato l’omicidio di Tommaso Toriello a Mercato San Severino, colpevole di volersi mettere in proprio.
  • Negli anni Novanta aveva ucciso l’ex socio Vincenzo Acconcia per punirlo di aver assunto la gestione dei lavori edili da lui avviati.
  • Nello stesso periodo aveva assassinato Eduardo Donatone, che aveva tentato di contrastare la sua leadership.

Centore riaprì i casi irrisolti e ottenne la condanna di Forte a due ergastoli. Lo stesso magistrato, divenuto in seguito capo della Procura di Nocera Inferiore, ha curato anche la confisca di una villa intestata a uno dei figli del boss.

 

 

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